mercoledì, aprile 06, 2005

Non è bene che un profeta muoia fuori da Gerusalemme (Lc. 13,33)

Era il papa degli ebrei”ha titolato Yediot Aharonot, il più diffuso giornale israeliano.
Il premier israeliano Ariel Sharon ha commentato così la morte di Giovanni Paolo II: “il mondo ha perso uno dei leader più importanti dei nostri tempi, il cui contributo al riavvicinamento dei popoli, all’unione delle nazioni, alla comprensione ed alla tolleranza ci accompagnerà per molti anni”.
Il ministro degli esteri israeliano Silvan Shalom ha scritto fra l’altro: “Il mondo ebraico e lo Stato di Israele hanno perso un amico. È un momento triste per milioni di credenti in tutto il mondo e per l’intera umanità.
Il presidente dello Stato di Israele si è dichiarato convinto che Karol Wojtjla per aver lottato contro i pregiudizi antiebraici meriterebbe il titolo di “Giusto fra le Nazioni”. Subito gli esperti si sono affrettati a precisare che però tale titolo è riservato esclusivamente a coloro che hanno salvato la vita agli ebrei dal nazismo.
Eh si, molti avranno sospirato: se all’epoca ci fosse stato Wojtjla e non invece quell’altro!

Ma quali furono le dichiarazioni altrettanto sincere e ufficiali del mondo ebraico 47 anni prima, all'epoca della morte di Pio XII?

Sentendo le dichiarazioni a caldo alla notizia del decesso del Pontefice, provenienti dagli ambienti più disparati, mi sono posto il problema dell’effettivo valore di testimonianza storica che tali dichiarazioni possiedono.
Essendo pareri espressi da contemporanei, che hanno vissuto la stessa fase storica, hanno trepidato per gli stessi eventi, tali dichiarazioni ufficiali hanno una valenza propria di cui qualunque successiva analisi storica non potrà non terer conto?

Invito quindi noi tutti che siamo stati convinti, da una ormai quarantennale leggenda nera, che Pio XII fosse un filonazista a sostare in spirito davanti ad un catafalco, ben più sontuoso di quello di Giovanni Paolo II che, nell’ottobre 1958, si ergeva, svettante come una torre purpurea, dall’interno dell’emiciclo della “Confessione” (cioè dall'interno della cripta semicircolare davanti al baldacchino berniniano) e che al cardinal Roncalli non piacquè per niente, parendogli somigliare ad un palco allestito per la ghigliottina.


Il 10 ottobre 1958, il Rabbino Capo di Roma, Elio Toaff, nella circostanza della morte di Papa Pio XII, disse: "Più che in ogni altra occasione, abbiamo avuto l'opportunità di sperimentare la grande compassione e la grande generosità di questo Papa durante gli anni della persecuzione e del terrore, quando sembrava non ci fosse per noi più alcuna speranza".
Alla notizia della morte di papa Pacelli, a nome dello Stato di Israele, l'allora Ministro degli Esteri e in seguito Primo Ministro di Israele Golda Meir inviò un telegramma di condoglianze che esaltava il ruolo di Pio XII quale uomo di pace e difensore degli ebrei, con espressioni del tipo:
"Condividiamo il dolore dell'umanità”
"In un mondo scosso dalle guerre e dalla mancanza di unità, egli rappresentò i supremi ideali di pace e di compassione.”
“Quando, nel decennio del terrore nazionalsocialista il nostro popolo venne sottoposto a un terribile martirio, la voce del Papa si è levata per le vittime".
“La vita del nostro tempo è stata arricchita da una voce che ha espresso le grandi verità morali"
“Piangiamo un grande servitore della pace”.

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