venerdì, aprile 15, 2005

Vaticanisti in vacanza (della Sede Apostolica)/1



In questo periodo di Sede vacante cerco di spaziare il più possibile nella lettura dei giornali per la curiosità di venire meglio a contatto col verbo dei vaticanisti: stirpe di cui sin dal principio dell’agonia del papa mi son fatto una pessima opinione.

In data 13 aprile ’05, sedotto da una mega foto di Ratzinger in prima pagina, ho acquistato una copia del Tempo.

A pagina 3 c’è il solito gioco sugli schieramenti e sulle tattiche che muoveranno le prime votazioni all’interno della Sistina.
Ogni vaticanista, infatti, in questi giorni ha scritto un suo pezzo che poi passa al collega di un altro giornale e così via formando una catena di sant’Antonio: per questa ragione sul nostro quotidiano preferito possiamo leggere ogni giorno lo stesso articolo ma leggermente modificato nel numero e nella graduatoria della ventina di papabili di rito.

L’articolo di un certo Chris Bonface però brilla nel panorama giornalistico del pre-conclave.
Egli, mette tra i papabili anche Camillo Ruini.
Orbene, la tesi che va per la maggiore sulla penna di tutti gli “esperti” è che si partirà con nomi di bandiera ( Ratzinger/Martini) e poi si cercherà di rompere lo stallo, dovuto ad una supposta opposizione frontale, cercando di convogliare i voti su un candidato di “centro” come appunto Ruini che, mirando alla propria elezione, al principio potrebbe votare scheda bianca.
Non so se è percepibile la facilità con cui sfugge un particolare basilare del conclave:come fa un giornalista a raccontarci di saperla lunga sulle trame segrete del conclave, quando invece ignora che è vietato ai cardinali votare scheda bianca?

Si parli pure di “progressisti” “tradizionalisti” e “moderati” (non so quanto abbia senso un simile linguaggio politico trasportato di peso nella cappella Sistina), ma si tenga conto che un conclave è ben diverso da un congresso della Democrazia Cristiana, che il tutto si svolge in un clima da esercizi spirituali che niente ha a che vedere con lo sciasciano “Todo modo”.

Lo scopo è la scelta di un capo religioso; ovviamente un cardinale è padrone di ritenere se medesimo come il più degno a ricoprire la carica, ma appunto ciò è la riprova che comunque egli è chiamato ad individuare colui che in coscienza ritiene degno di essere nominato Sommo Pontefice. È assurdo credere che possa esserci un cardinale che, per qual si voglia ragione si rifiuti di esprimere una preferenza.

Può sfuggire a chi mi deve informare su come funziona l’elezione del vescovo di Roma che i cardinali durante tutto il conclave devono continuamente giurare “ Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto”, al momento di deporre la scheda nell’urna?

Tra i papabili i sudamericani vanno forte!
“ In testa l’honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga. Considerato per carattere e biografia il ‘Wojtyla sudamericano’: un salesiano che piace, sportivo e studioso di musica (suona il sax meglio di Bill Clinton). Progressista sulla dottrina sociale e tradizionalista sull’etica e la morale sessuale. Fra le caratteristiche che ne fanno un personaggio, anche la decisione di non vivere nell’arcidiocesi dell’Onduras, ma in una casetta a qualche chilometro dalla capitale, dove di fatto fa il badante a un vescovo locale da lunghi anni paralizzato.”
Anche lui?
Ma non era Bergoglio? Non era l’arcivescovo di Buenos Aires quello che ha rinunciato a vivere nell’episcopio e sta in una casa borghese, dove si cucina da solo ed accudisce un vescovo infermo?

O il giornalista ha fatto un errore o tra i cardinali sudamericani c’è un’epidemia di buonsamaritanismo.
Se questo è l’andazzo, anche Ruini – per non parlare di Ratzinger e Sodano! - potrebbe sostenere di aver accudito per anni un anziano e paralitico vescovo polacco malato di Parkinson.

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