martedì, giugno 07, 2005

Il Cappellone degli spagnoli

OVVERO:
Perché la Chiesa spagnola si è condannata alla sterilità culturale
La dura autocritica di uno scrittore cattolico, Ullante Fabo



Madrid. “I cristiani oggi sono deboli nel ‘possesso’ della verità: crediamo debolmente in Dio, lo amiamo poco e speriamo poco. È da questa originale debolezza che nasce la nostra ‘ingenuità culturale’ che è anche ‘sterilità culturale’. Oggi non siamo più un popolo. Questo è il punto”.
A Josè Antonio Ullante Fabo non difetta certo il senso auto-critico, quando gli si chiede di descrivere il momento, sicuramente non facile, attraversato dalla Chiesa spagnola.

…opinionista noto nel suo paese, Ullante Fabo quando parla di “ingenuità” e “sterilità culturale” dei cristiani ha in mente un esempio negativo preciso, “Il Codice da Vinci”. Tanto che al bestseller anticattolico e specificamente anti Opus Dei – e in Spagna la cosa ha il suo peso – ha dedicato un puntiglioso libro di confutazioni storiche e teologiche…

“C’è tanta gente che si dice cattolica ma che non conosce più il senso della sua unità. Concretamente, davanti ad un attacco evidentemente blasfemo, come è nei suoi contenuti ‘Il Codice da Vinci’, tanti cristiani hanno inconsciamente giudicato che la letteratura sia un terreno eticamente ed intellettualmente neutro”.

Per lei, invece non è solo una questione letteraria.

“Questo è l’aspetto più interessante, e drammatico, da evidenziare: l’ingenuità di cristiani che non capiscono che la difesa della verità merita i nostri sforzi. Ma non mi interessa tanto confutare Dan Brown. Ciò che ho inteso fare è stato riflettere insieme ai lettori. Io non voglio dialogare solo con i lettori cristiani: non credo che la menzogna faccia del male soltanto a loro…”



Se usciamo dal terreno letterario, sembra che una stessa difficoltà a contrastare le scelte e le politiche “anticattoliche” del governo Zapatero stia investendo anche la Chiesa spagnola:

“Ci troviamo di fronte ad un dramma che noi cristiani postmoderni non vogliamo accettare: il fatto che dalla nostra fede sorge una visione del mondo non complementare ad altre, ma esclusiva. Siamo deboli perché invece vogliamo trovare un compromesso per sciogliere la radicale contrapposizione (scomoda) tra dogma e mondo”.

In Spagna la Chiesa cattolica è un’istituzione rispettata e ancora socialmente forte. Eppure, sembra che poi, nella vita pubblica, manchi la forza per incidere sulle cose importanti.

“Non più! La Chiesa in Spagna oggi non riesce a confrontarsi con il potere anticristiano. E allora, in che senso si può dire che è rispettata? Non si può rispettare la Chiesa e distruggere la legge naturale. Ed è questo che sta accadendo in Spagna. Ma la questione importante, nel nostro paese, non è soltanto reagire contro ogni atto contrario alla fede, ma fare esame di coscienza e vedere fino a che punto siano stati proprio i cristiani a propiziare questo stato di cose, con il loro ‘tradimento’ della verità. Certo, si trova ancora, ogni tanto, qualche vescovo che protesta contro le leggi contrarie alla morale cristiana, ma manca una vera riforma interiore”.

L’Opus Dei, così duramente attaccata da “Il Codice da Vinci”, ha in Spagna un ruolo importante nell’educazione dei giovani, così come gli istituti di insegnamento gestiti da religiosi sono molti. Come mai, allora, proprio le generazioni più giovani sembrano allontanarsi dalla Chiesa?

“Anche se non si vive della fede, si può avere una ammirazione grande per Gesù. Ma accontentarsi di un’educazione che propone solo una ‘ammirazione’ è il peggior crimine che possiamo commettere, e si traduce in una maledizione: la sterilità e l’inconsistenza intellettuale, cioè, l’irrilevanza sociale dei cristiani. In questo senso è vero che la Spagna ha molte istituzioni educative che portano l’etichetta cristiana, ma non producono negli alunni più che una simpatia cristiana. Ma Cristo non è venuto per guadagnarsi la simpatia degli uomini, ma la loro vita: la testa e il cuore”.


Il caso de “La mala educacion” di Pedro Almodovar, è un altro “segno dei tempi” piuttosto inquietante circa il rapporto tra Chiesa spagnola e società, non crede?

“È innegabile che oggi la cultura spagnola sia dominata da un laicismo a tratti feroce.
Io rifletto sul fatto che, forse, in paesi dove è assente la grande tradizione cattolica della Spagna è più facile che esista qualcosa di simile a una ‘morale laica’. Invece la Spagna è così legata alla sua fede che può essere soltanto una società cattolica, o una società apostata, cioè anticristiana”.

(Da p.2 de IL FOGLIO di Mercoledì 1 Giugno 2005)

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