martedì, marzo 18, 2008

Martedì Santo [4]


[Dell'indicibile Passione di Cristo, e delle tre cose della Passione che si devono sempre ricordare]

«E così io vidi Nostro Signore Gesù soffrire a lungo poichè l'unione con la divinità dava alla sua umanità forza di soffrire per amore più di quanto possano tutti gli altri uomini.
E non intendo soltanto dolore più di quello che possa patire qualsiasi altro uomo ma anche che il suo dolore superò quello che tutti gli uomini chiamati a salvezza, dal primo giorno della Creazione fino all'ultimo, possano dire o immaginare pienamente, se si considera la dignità dell'altissimo nobile Re e la vergognosa malvagia e penosa morte che subì. Poichè colui che è l'Altissimo e il più degno fu obbrobriosamente condannato e disprezzato in modo estremo: perchè il punto più importante che si deve considerare nella sua Passione è pensare e rendersi conto che colui che patì è Dio. E rifrettere inoltre su questi due punti, che sono minori: uno è che cosa patì, l'altro è per chi egli patì.

E in questo egli portò alla mia mente in parte la sublimità e della nobiltà della gloriosa divinità, e inotre la preziosità e la tenerezza del suo corpo beato che era ad essa unito, e ancora la riluttanza che la nostra natura prova di fronte al dolore.
Poichè, proprio in quanto era tenerissimo e purissimo, Egli era straordinariamente forte di fronte alla sofferenza.


Ed Egli soffrì per i peccati di tutti gli uomini che saranno salvati; ed Egli vide e soffrì in sè -per simpatia e amore- il dolore, la desolazione e l'angoscia di ogni uomo. Poichè quando la Nostra Signora soffrì per le pene di Lui, altrettanto Egli soffrì pe le pene di lei.
E ancora di più, in quanto la sua dolce umanità era di una antura più nobile, e fino a quando potè egli soffrì per noi e si affrisse per noi.
E ora Egli è risorto e non può più soffrire; e tuttavia Egli soffre per noi, come dirò più avanti.

Ed io, contemplando tutto ciò per sua Grazia, vidi che in lui l'amore per la nostra anima era così forte che egli scelse volontariamente e con gran desiderio di soffrire, e soffrì pazientemente con grande gioia.
L'anima che contempla ciò, quando è toccata dalla Grazia, comprenderà veramente che le pene della Passione di Cristo superano tutte le pene, cioè quelle pene che in virtù della Passione di Cristo saranno trasformate in gioia eterna.

E' volontà di Dio, secondo quanto comprendo, che noi contempliamo la sua beata Passione in tre maniere.
La prima è considerare con contrizione e compassione l'altroce pena che egli soffrì; e questo è quanto il Signore mi mostrò in quel momento e mi diede la forza e la grazia per comprenderlo.»


(dal 'Libro delle Rivelazioni' di Giuliana di Norwich)

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