lunedì, marzo 29, 2010

Lunedì Santo [6]


Adoriamo con profondissimo rispetto Gesù coronato di spine, dopo di essere stato crudelmente flagellato e presentato quindi ai Giudei con una canna in mano a guisa di scettro e con indosso un vecchio straccio di porpora a guisa di manto reale.

Oh mio Salvatore, si vuol mettere in burla con ciò la dignità regale; ma sotto questi indumenti ingiuriosi vi riconosco per mio re e per mio Dio: vi onoro, vi lodo, vi benedico sotto questi indegni travestimenti, che per me il vostro amore vi ha fatto accettare.

I. Gesù coronato di spine, mistero di sofferenza e di umiliazione.

1° - E' un mistero di sofferenza. Perché le spine sono forti ed acute; i soldati le configgono a gran colpi nel suo adorabile capo, ch'è la parte Più sensibile del corpo e le fanno penetrare si avanti, che ne fanno spillare il poco sangue che i flagelli vi avevano lasciato.
Da ogni parte il sangue si effonde sul suo viso divino, che ne è tutto sfigurato; la sua santa umanità tutta intiera a cosi immersa nella sofferenza, che la profezia di Isaia si avvera alla lettera: Dalla pianta dei piedi sino alla sommità della testa, non e in Lui una parte senza dolore. Ed Egli riceve con calma e rassegnazione tanti atroci dolori, offrendoli a suo Padre per la salute del mondo.
Quale eroico sacrifizio! Quale amore incomprensibile!
Oh Gesù, come mai comprenderemo noi tanta carita?

2° - E' un mistero di umiliazione.
Si fa di questo gran Dio un re da teatro, che si espone alla pubblica derisione. Gli si mette sul capo la corona di spine per porre a ridicolo la corona reale, cui aveva diritto di portare; in mano una canna per scettro, sulle spalle uno straccio di porpora per manto reale; poi ciascuno s'inginocchia alla sua presenza, dicendogli per ischerno: Ti saluto, re dei Giudei. Dal ridicolo si passa alla crudeltà: Toglietelo, toglietelo da questo mondo, crocifiggetelo, grida la moltitudine; non vogliamo altro re che Cesare.
Oh mio Dio, mio vero Re, perdono di queste grida, perdono di questi scherni sacrileghi.
Per me non voglio avere ne altro re, ne altro Dio che Voi.


II. Insegnamenti che si possono ricavare dal mistero di Gesù coronato di spine.

1° - Questo mistero c'insegna a piangere i nostri peccati.
Inginocchiati innanzi a Gesù coronato di spine, dica ciascuno di noi: Ecco l'opera de' miei peccati, ecco i tanti dolori e le ignominie che costarono al mio Dio. Ed a tale pensiero, è possibile non detestare i nostri peccati? non piangerli e lavarli nelle nostre lagrime, miste col sangue che scorre dal capo adorabile di Gesù Cristo? E possibile non far seguire a questo dolore il fermo proposito di condurre in avvenire una vita migliore e più cristiana?

2° - Questo mistero ci predica la mortificazione; perché, dice S. Bernardo, è una vergogna essere un membro delicato sotto un capo coronato di spine. E' un contrasto ributtante che il Santo de' Santi sia nel dolore, ed io nelle delizie; che Gesù consegni il suo capo alle spine, e che io carpisca ogni occasione di procurarmi del piacere, quando posso senza gran delitto.

3° - Questo mistero ci insegna la umiltà. Perché la corona d'ignominia che porta Gesù e la condanna di quella corona di orgoglio e di ambizione, che forma uno dei nostri più dolci sogni. Gesù nello scegliere per sua parte una corona d'umiliazione, ha voluto dirci quanto riprovi la passione di comparire, di mostrarsi e d'innalzarsi al di sopra degli altri; e quanto al contrasto ami le anime umili, le quali, contente di Dio solo, non ricercano punto lo sguardo della creatura, ma fanno il bene in segreto, senza rumore, senza intenzione di farsi un nome, perché basta loro la virtu.
Raccogliamo nel fondo del nostro cuore questi preziosi insegnamenti e conformiamo ad essi i nostri sentimenti ed i nostri atti.

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